Avrete sicuramente letto dell’ordinanza “antismog” di fine Novembre, ai sensi della Delibera di Giunta Comunale n. 193 del 18 giugno 2020, adottata per mitigare una situazione critica: il superamento della soglia di inquinamento fissata dalla direttiva 2008/50/CE, con il rischio concreto di una procedura di infrazione contro l’Italia per le aree di Napoli e Caserta. In termini tecnici, parliamo dei ripetuti sforamenti dei limiti di materiale particolato PM10 e di biossido di azoto (NO₂).
Questa premessa fatta di direttive, ordinanze e delibere è piuttosto tecnica e noiosa, i fatti reali sono due: Napoli è inquinata, molto: la qualità dell’aria è pessima; non è una novità, già nel 2020 come associazione partecipammo al progetto di scienza partecipata di Cittadini per l’Aria Onlus in collaborazione con il Comitato di Vivibilità di Napoli per installare e far analizzare provette assorbenti di NO2, realizzando una mappa che monitora il biossido di azoto (NO2) a Napoli e città metropolitana. I dati mostravano che, su base mensile, il 50% degli oltre 100 campionatori posizionati a Napoli ha superato il limite di legge di 40 µg/m³ e addirittura il 97% superava la soglia di 20 µg/m³ da cui i ricercatori dell’OMS indicano si verifichi un danno alla salute. Ancora, la stima su base annua indica che il 38% dei punti di campionamento sono risultati fuorilegge. Oggi la situazione è ulteriormente peggiorata, il richiamo della Regione Campania al Comune in piena campagna elettorale è una prova inconfutabile: viviamo in una città con l’aria inquinata e ne respiriamo i suoi veleni. Non siamo i soli (purtroppo), anche le altre grandi città italiane soffrono, ma meno di noi e lì qualcosa inizia a girare per il verso giusto. A Milano c’è un Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria (PRIA), mentre è di qualche settimana fa la notizia che a Roma la Cassazione ha ordinato al Campidoglio a risarcire cittadini sottoposti a inquinamento acustico e smog da polveri sottili sopra il consentito dalla legge. E in più, si dovranno installare barriere fonoassorbenti e fissare il limite di velocità a 30 chilometri all’ora nelle zone a rischio.
Tornando a noi, a Napoli abbiamo il primato per il biossido di azoto: poche ore fa il Sindaco ha annunciato l’intenzione di “ridurre l’accesso delle auto in centro”. Auspichiamo che questo non resti un proposito, ma si traduca – con realismo e pragmatismo – in politiche concrete, tempestive e guidate da una visione sistemica.
Diverso è invece il recente provvedimento comunale che limita la circolazione delle auto Euro 0 e 1: un atto “dovuto”, come più volte ribadito durante la diretta streaming del Consiglio comunale, e non una scelta strategica per la mobilità sostenibile della città.
Una “pezza” che tenta di dare una risposta formale a una condizione tutt’altro che formale, perché la salute delle cittadine e dei cittadini è un fatto reale e urgente e i dati dell’asl Napoli 1 (seppur non disaggregati per Municipalità) più volte citati dal consigliere Esposito lo dimostrano: a Napoli si muore di tumore ed insorgono sempre più malattie cardiorespiratorie, sale l’incidenza di l’asma nei bambini. Ed è proprio sul nesso tra salute, inquinamento e responsabilità pubblica che vale la pena ricordare un precedente di enorme rilievo: la recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul caso “Terra dei Fuochi”. La CEDU ha riconosciuto che lo Stato italiano non ha protetto adeguatamente la popolazione dall’esposizione a sostanze tossiche, violando il diritto alla vita e il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Una condanna che segna un punto chiave: quando l’inquinamento è noto, persistente e prevedibile, non intervenire è una violazione dei diritti umani fondamentali. È un monito che vale anche per Napoli città: l’inazione non è neutrale, ha conseguenze e responsabilità precise.
Nel frattempo l’ordinanza di cui sopra appare molto “timida”: ci preoccupiamo della forma bloccando i veicoli dei “nonni”. Si perché, come sottolinea una recente protesta di Ecologia Politica, poi parliamoci chiaramente: questi veicoli oggetto del provvedimento sono una piccola parte, sono auto vecchie, probabilmente di una fascia di popolazione meno abbiente. E quindi, oltre il danno anche la beffa: il Comune se la prende con i cittadini che non possono permettersi auto moderne, aumentando le diseguaglianze, in barba a qualsiasi visione di giustizia ed equità sociale.
La domanda, dunque, è se la dichiarazione recente sarà davvero l’inizio di un lavoro sistemico, fatto di provvedimenti duraturi e concreti capaci di migliorare la qualità dell’aria e della vita dei napoletani, oppure se continueremo a creare disuguaglianze.
Eppure basterebbe guardare a cosa succede in Europa e nel resto d’Italia e come sottolineato anche dal consigliere Carbone: un trasporto pubblico efficiente e potenziato, più capillare per raggiungere tutte e tutti, più zone a traffico limitato, l’attivazione di limiti di velocità, pedonalizzazioni provvedimenti per la mobilità ciclabile. E poi è ora di guardare in faccia ai nostri “mostri”: porto e aeroporto collocati nel cuore della città, traffico pesante, grandi navi, elettrificazione ancora insufficiente. Tutto viene giustificato con la solita argomentazione: “portano economia, portano ricchezza”. Ma siamo davvero sicuri che il saldo sia positivo?
Se analizziamo a fondo il quadro, la risposta non è affatto scontata. Il conto economico dovrebbe includere anche i costi sanitari legati alle malattie provocate dall’inquinamento, costi che ricadono sull’intera collettività. E dovrebbe tener conto anche delle disuguaglianze generate dal turismo di massa, che gonfia prezzi e affitti, espelle residenti, precarizza il lavoro e concentra i benefici nelle mani di pochi. Continuare a parlare di “ricchezza” senza considerare tutto questo significa guardare solo una parte della realtà. E, purtroppo, è proprio quella più comoda.
Dunque, nel Consiglio comunale del 1° dicembre, caratterizzato dall’assenza dell’assessore Cosenza e da critiche bipartisan al provvedimento, il Comune procede per obblighi formali, vediamo ora i prossimi passi che direzione ci porteranno: queste politiche non si attuano da un giorno a un altro, certamente, ma l’aria che respiriamo non aspetta. La salute pubblica non aspetta. Napoli merita politiche coraggiose, capaci di guardare lontano. E soprattutto merita di respirare.