Dopo un’estate in cui non abbiamo avuto tregua dal caldo, ma non abbiamo dato tregua alla resistenza attraverso la citiezen science, ritorna Girls4Climate, questa volta con un laboratorio creativo aperto a tutte e tutti.
Posiamo (temporaneamente) i termoigrometri e ci dedicheremo all’intersezionalità e al femminismo come pratica rivendicativa per una città più giusta, fresca e inclusiva.
Se crediamo che la crisi climatica sia (solo) quella di cui abbiamo vissuto gli effetti questa estate, chiaramente ci sbagliamo. Secondo le stime dell’UNICEF, circa l’80% delle persone sfollate a causa degli effetti del cambiamento climatico – a livello globale – sono donne e ragazze. Nelle zone rurali, le conseguenze sono ancora più marcate. Le ragioni sono molteplici: le donne lavorano più spesso nell’agricoltura, hanno minore accesso ai finanziamenti, raramente possiedono diritti fondiari, e ricade su di loro la responsabilità principale di garantire cibo, acqua e legna da ardere per le famiglie. In caso di siccità o piogge irregolari, ciò si traduce in percorsi più lunghi, lavoro più pesante e maggiore tempo impiegato per procurarsi risorse e reddito. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite The Unjust Climate, le famiglie guidate da donne perdono in media l’8% in più di reddito durante le ondate di calore e il 3% in più durante le inondazioni rispetto alle famiglie guidate da uomini.
Allo stesso tempo, sono spesso le donne a trovare soluzioni creative durante le crisi, a rafforzare le comunità e a costruire resilienza a livello locale. Le Nazioni Unite sottolineano che senza le donne non può esserci una protezione efficace del clima. Che si tratti di contadine, imprenditrici, attiviste o decisori politici, le prospettive femminili rendono le strategie climatiche più eque e sostenibili.
Numerosi studi (per esempio: Women’s leadership in environmental action (2022) e Women in Parliaments and Environmentally Friendly Fiscal Policies: A Global Analysis (2024) dimostrano che i Paesi con una maggiore presenza femminile in posizioni di leadership politica adottano leggi sul clima più ambiziose. Anche le aziende con una maggiore diversità di genere nel management promuovono il cambiamento in modo più rapido. Le donne portano con sé conoscenze locali, idee innovative e forti competenze nella gestione delle crisi: abilità decisive in tempi di emergenze climatiche sempre più frequenti.
La comunità internazionale ha riconosciuto l’importanza del legame tra i due temi già alla COP18 di Doha, dove è stata introdotta, per la prima volta nella storia delle conferenze ONU, una giornata dedicata.
Qui a livello urbano, non è facile e immediato trovare il nesso. Abbiamo chiesto l’accesso ai dati dell’ASL Napoli 1 per capire come le temperature estreme hanno impattato gli accessi al pronto soccorso, chiedendo se fosse possibile distinguerli per genere; la risposta, per ora, non è ancora arrivata. Parallelamente, vogliamo approfondire il tema della pianificazione urbana pensata anche per le donne e qui che vi invitiamo al primo lab sulla tematica.
Venerdì 18 settembre, dalle 18 circa in una location di eccezione che sveleremo a stretto giro!
Insieme ad Emanuela Auricchio, autrice del progetto urbano Cassandra Parla, inauguriamo un presidio di comunità, mettendo mano a mappe filtrate attraverso desideri e immaginazione, proponendo una visione della città che vorremmo.
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L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto Globa District dell’UE.