Abbiamo mappato i rifugi climatici di Napoli: uno strumento utile per affrontare il caldo estremo
Abbiamo realizzato una mappatura indipendente dei rifugi climatici presenti a Napoli, ispirandoci alle esperienze avviate dalle amministrazioni comunali in città come Bologna e Firenze. Magari qualcosa è in cantiere anche qui, magari no, nel frattempo abbiamo iniziato a lavorare ed eccoci qua.
Il nostro obiettivo è offrire alla cittadinanza (residente e temporanea) uno strumento utile e accessibile, in costante aggiornamento per affrontare le ondate di calore sempre più frequenti. Uno dei. sintomi della crisi climatica che le politiche non affrontano.
La mappa, accessibile qui, (ndr. da giugno 2026 la mappa è su www.rifugiclimaticinapoli.it) individua luoghi pubblici, all’aperto o al chiuso, che offrono condizioni favorevoli per sostare durante i picchi di temperatura: parchi, biblioteche, aree verdi e altri spazi accessibili. E come sempre, essendo dal basso, è aperta a segnalazioni dei cittadini e aggiornamenti.
Si tratta di un progetto indipendente, curato da Cleanap, con il supporto tecnico del nostro socio e co-fondatore Nicola de Innocentis, esperto in sistemi informativi geografici (GIS).
Con la nostra mappa, vogliamo integrare e arricchire questi strumenti, promuovendo un approccio collaborativo, aperto, fondato su dati accessibili e partecipazione attiva.
Cosa fa Napoli per adattarsi alla crisi climatica? Ci sono politiche di mitigazione? Non è facile rispondere, perchè non lo sappiamo onestamente. Ciò che sappiamo e di cui abbiamo info si ferma al 2020:
Il Comune di Napoli, a partire dall’adesione al Patto dei Sindaci nel 2009, ha progressivamente strutturato strategie dedicate (PAES 2012, aggiornato nel 2018; Mayors Adapt 2014; dichiarazione di emergenza climatica 2019). Nel 2020, sono stati pubblicati documenti tecnici sulla valutazione dei rischi climatici e sugli scenari di impatto. Ecco qua un bel contributo https://www.cmcc.it/it/report-napoli
Successivamente crediamo si sia fatto poco e sicuramente non abbastanza, basti pensare che non abbiamo neanche un assessorato che si occupa di “Ambiente” (definizione ormai superata), figuriamoci di “Transizione” o “Mitigazione” o “Adattamento”.
Ad ogni modo, ora abbiamo una mappa, un punto di parenza, ma la rotta va ancora tracciata.
Noi ci siamo, come sempre.