«Bike Sharing Napoli è morto, evviva Bike Sharing Napoli!»

Rimozione della stazione di piazzetta Nilo

Questa comunicazione non è solo un post nel nostro blog, ma è una lettera a tutti i nostri concittadini napoletani.
Chi conosce la nostra associazione e chi no, chi la sostiene e chi no; chi ha partecipato al progetto “Bike Sharing Napoli” e chi no.
Si tratta di una lettera che risponde all’esigenza di chiarezza, trasparenza e lealtà che crediamo siano i valori fondanti per una comunità migliore.
Una lettera che ci detta la nostra etica.

La ciclostazione Toledo, o meglio quello che ne resta. Domenica, 14.06.20

REPETITA IUVANT: LO SPIEGONE DA CLEANAP

Nel 2012 la nostra associazione vince il bando Miur “Smart Cities and Communities and Social Innovation PON REC 2007-2013” per le Regioni della Convergenza, emanato dal MIUR con il Progetto pilota “Bike Sharing Napoli”. Il Bando ha visto il cofinanziamento di 52 progetti di innovazione sociale proposti da soggetti attuatori under 30.
Nel nostro caso, Bike Sharing Napoli è stato approvato e cofinanziato dal MIUR ricevendo la preventiva manifestazione di interesse del Comune di Napoli (delibera della Giunta n. 285 del 27/04/2012) e successivamente il supporto di ANM (Prot.Gen. 995, Prot. n.AD/471/14 del 07/04/2014).

La sperimentazione ha visto oltre 51.000 sessioni, per un tempo complessivo di 12.451 ore e 39 minuti: per rendere l’idea, abbiamo fatto circa 3 volte il giro del mondo in bicicletta!
14.614 persone ci hanno dato fiducia, si sono iscritte alla sperimentazione e la loro partecipazione (in termini di feedback, suggerimenti, criticità, risoluzione bug) è stata al di là di ogni aspettativa.
Dopo i mesi di implementazione del servizio pilota, l’infrastruttura è inattiva dal 30 settembre 2015, data naturale della scadenza del progetto.
Ogni volta che ripetiamo questa storia da 5 anni, ci sentiamo un po’ Pazzaglia e il celebre cavalluccio rosso in “Così parlò Bellavista”, ma repetitia iuvant.


Nell’ottobre 2015, il Comune di Napoli (con delibera di Giunta n. 679) manifesta l’intenzione nella prosecuzione del progetto per un’ulteriore fase sperimentale sotto l’egida di ANM in collaborazione con Cleanap.
Questo il motivo per cui la nostra associazione e il Comune decidono di lasciare l’infrastruttura in città: per garantire continuità al progetto, come richiesto dal bando e dalle interlocuzioni con il Sindaco e l’amministrazione.
L’operazione comporta – ovviamente – anche dei costi di gestione all’attivo a carico dell’associazione per mantenere funzionanti le ciclostazioni per un ulteriore periodo di tempo, in attesa di procedere e realizzare un unico obiettivo: mantenere l’infrastruttura per utilizzarla in chiave stabile, affidando il progetto al Comune di Napoli e ANM per offrire un servizio ai cittadini.
Fin qui tutto bene (o quasi).

Poi le complicazioni burocratiche: da un lato il Miur che prima si interpone tra i rapporti Comune/Cleanap manifestando la necessità di triangolazione salvo poi evadere risposte a mail e comunicazioni varie (di fatto dal gennaio 2016 al Febbraio 2020), nonostante manifestazioni, avvocati, inchieste avviate da e con i proponenti degli altri progetti del medesimo bando; dall’altro il Comune di Napoli, che prova a sollecitare una risoluzione, prima con più fermezza, poi – dopo vari tentativi – con meno perseveranza.
Un riassunto lo potete trovare qui

Foto di Gaebal, Campagna “Save Bike Sharing Napoli” al Rione Sanità, Napoli 2016


Dalla fine del 2016 in poi tutto va nel dimenticatoio, noi restiamo sempre più soli contro un sistema di ingiustizie fatto di burocrazia e negligenza.
Un sistema che svilisce i tentativi di un’intera generazione di contribuire per la costruzione di un cambiamento concreto e dal basso.
Nel frattempo, il Comune di Napoli, con cambi di competenze varie, dal nostro punto di vista pecca di programmazione sulla tematica della mobilità sostenibile, tema che viene de-prioritizzato.

In realtà, forse e col senno di poi, questo tema non è mai stato una priorità, poiché le discusse svolte a due ruote propagandisticamente sbandierate come vittorie amministrative degli ultimi anni, in realtà fanno capo a esperienze diverse (pista ciclabile – amministrazione Iervolino, proposta dell’assessore all’ambiente Rino Nasti e il Consigliere Francesco Nicodemo, progetto di Restart) o a iniziative sperimentali ad hoc  – (cfr. Bike Sharing Napoli di Cleanap).
Persino l’encomiabile lavoro del Biciplan (approvato nel 2013) della città di Napoli resta chiuso in un cassetto. Il resto sono solo chiacchiere e selfie.

Fatto sta che il tempo passa e l’immobilismo resta.
Noi non potevamo disporre in modo autonomo dell’infrastruttura del progetto per questioni di obblighi di bando Miur, fino a quando, finalmente, dopo quasi 5 anni, gli scenari subiscono un’evoluzione e si iniziano a chiarire: a fine febbraio 2020 con comunicazione del MIUR di conclusione del Progetto, Cleanap è titolata a interfacciarsi direttamente con il Comune di Napoli, senza avere il MIUR come intermediario.

Purtroppo, poi  sono arrivati la pandemia e il lockdown, momento durante il quale Cleanap ha approfittato per lavorare alle ipotesi di ripristino e ri-uso dell’infrastruttura, cercando di riprendere in mano la collaborazione con il Comune, anche alla luce delle nuove potenzialità dell’utilizzo della bicicletta nella cosiddetta “fase 2”.
Abbiamo avuto varie interlocuzioni e mandato proposte con gli scenari possibili di riuso della strumentazione e i relativi preventivi (intermediando con soggetti terzi senza nulla a pretendere, poiché noi non siamo un soggetto profit che agisce sul mercato, né produciamo infrastrutture), in particolare gli scenari ipotizzati sono stati:

1. Ripristino del bike sharing sul modello del 2015;
2. Conversione del sistema preesistente in uno di quarta generazione, ovvero senza l’uso delle ciclostazioni;
3. Conversione del precedente sistema in modalità “Park & Ride” nei parcheggi ANM, particolarmente utile per i pendolari che hanno necessità di spostarsi verso il centro città;
4. Riutilizzo delle ciclostazioni come rastrelliere dove poter parcheggiare in sicurezza in città la propria bici privata.

Ovviamente il ripristino delle infrastrutture avrebbe significato per il Comune anche sostenere piccole spese, quindi comprendiamo la decisione di non considerare nessuna delle ipotesi, considerate le difficoltà economiche in cui si trova l’amministrazione.
Ciononostante, ne siamo dispiaciuti e sentivamo il bisogno di provare (ancora) a non sprecare (siamo molto “cleanap” anche in questo!) infrastruttura ed esperienza.

Dopo il lockdown siamo stati contattati dal Comune e abbiamo avuto la richiesta formale e perentoria di rimuovere le infrastrutture afferenti al progetto dalle aree cittadine su cui sono installate.
Tale comunicazione ci è pervenuta lunedì 1 giugno e da oggi, 15 giugno 2020, abbiamo dato l’avvio ai lavori per la rimozione delle ciclostazioni.

Rimozione della stazione di piazzetta Nilo, oggi 15.06.2020

Le aree verranno ripristinate e saranno disponibili, come richiesto dall’amministrazione per i nuovi player privati che hanno manifestato interesse nel bando per la sperimentazione di bike sharing a Napoli.

Volendo tirare le somme, la nostra esperienza è stata molto complessa, ma ci ha insegnato tanto, nel bene e nel male.
Purtroppo è stata una breve parentesi, ma alla fine dei conti crediamo e speriamo abbia invogliato tante persone entusiaste del progetto all’utilizzo della bici come mezzo di trasporto.
Questa è la nostra piccola soddisfazione, ma non basta.
“Investiamo nel vostro futuro” era il claim del bando del MIUR, forse intendevano “Investiamo IL vostro futuro” e ci avevano visto lungo, perché ormai sono ben 8 anni che noi, insieme ad altri 52 progetti tutti del Sud Italia, siamo vittime di questa gestione scellerata.

Ultimo, ma non ultimo: la nostra città. Abbiamo pensato e costruito questo progetto per Napoli, pensando a tutti i dettagli: dal colore delle bici alla scelta del napoletano per i messaggi nei cestini delle bici, dalle campagne di comunicazione ai video tutorial per spiegare cosa fosse il bike sharing e come funzionava, dalla costruzione di una rete efficace alla progettazione della migliore infrastruttura possibile per una città complicata come la nostra (pavimentazione, vincoli e così via), nonché, avvalendoci della professionalità di giovani talentuosi del nostro territorio, dalla brand identity a una smart app che ha “ispirato” in seguito altri sistemi di bike sharing.
Abbiamo fatto tutto con il cuore pieno di speranza per realizzare il nostro desiderio più grande, che poi è anche un bisogno: rendere la nostra città più vivibile, più “normale”.
Siamo rimasti delusi più volte, politicamente non c’è stata alcuna visione a sostegno di questa nostra scommessa, per aiutarci e aiutare la città con una progettazione sistemica in tal senso: quello che più ci ha deluso è stata la poca inclusività delle esperienze dal basso, in sintesi puoi essere preso in considerazione solo se rientri in determinate cerchie o nel momento in cui vieni strumentalizzato. E parliamo per esperienza.

Il nostro augurio è che Napoli possa valorizzare la mobilità sostenibile in modo sistemico e duraturo, a prescindere dalla nostra esperienza, che per il momento però rappresenta un’occasione persa per la città.


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