Una ferita profonda 40 anni.
No non è il bradisismo.
Sono le aspettative inattese, la colmata di indifferenza verso la comunità, la bonifica mai avvenuta, i commissari al servizio del Governo, il mancato coinvolgimento della cittadinanza.
Il business prima della salute.
Da quando i lavori per l’American’s Cup sono iniziati, i dati della stazione mobile ARPAC, posizionata temporaneamente tra il 30 gennaio e il 2 febbraio, indicano che su tre giorni di rilevamento c’è stato un superamento della soglia limite per il PM10, fissata dal D.Lgs. 155/2010 a 50 µg/m³.
In particolare, il 2 febbraio la media giornaliera è stata di 113 µg/m³, più del doppio del limite consentito.
E la cittadinanza lo segnala, anzi: lo urla con una grande manifestazione il 7 febbraio.
“Nella colmata mettiamoci Manfredi” è apparsa una scritta sui muri, prontamente cancellata, ma il senso – ovviamente figurato – resta indelebile.
E la distanza tra cittadini e istituzioni continua ad ampliarsi.
Oggi leggevo di una lettera dell’assessora Striano alle scuole di Bagnoli in cui si invitano proff e una delegazione di studenti ad ascoltare e discutere (?) della bonifica, ma soprattuto ho letto una lettera pubblica per evidenziare le contraddizioni dell’iniziativa: «I nostri amministratori dicono “partecipazione” ma praticano tutt’altro: decidono, mettono in atto le loro scelte e poi, solo dopo, molto dopo, convocano le persone per “ascoltarle”. Imbandiscono consessi in cui il “rito della democrazia”, che è una cosa seria, si rivela un guscio vuoto, risolvendosi nel tentativo di costruire consenso intorno a quanto è già stato deciso. Questo modo di agire è irrispettoso nei confronti di chiunque, ma è molto pericoloso se messo in pratica nei confronti dei più giovani».
Cosa sta succedendo a Bagnoli e cosa succederà? Sicuramente la domanda resta aperta, ma ricordiamoci che le elezioni amministrative sono a poco più di un anno.
E Bagnoli non dimentica. Napoli non dimentica.