29 Aprile, 2020

Tempo di costruire

Il futuro non è scritto

Per quasi tutta la nostra vita, la nostra generazione si è data da fare per proporre nuove idee di futuro, nonché fare azioni concrete per attuarle.
Ora, senza generalizzare correndo il rischio di sembrare astratti, ci limiteremo a raccontare un qualche nostro tentativo per portare avanti una visione di futuro, diverso.
Oltre ai tentativi fatti che citeremo a titolo esemplificativo, ragioniamo anche sulle proposte che vorremmo fare ora, in questo momento unico per avere coraggio e ispirarci a nuovi modelli.

Immaginare nuovi modelli. Proporre soluzioni e attuarle.

L’abbiamo fatto, con PIAZZA PULITA, le azioni di “pulizia” con cui siamo nati l’11.06.2011.
Dei momenti di partecipazione collettiva per “ripulire” le strade in nome del bene comune. Delle azioni che spesso qualcuno ha “semplicemente” ridotto a volontariato fine a sé stesso, “inutili, perché poi la pulizia dura poco“.
In quel caso noi indicavamo la luna, loro guardavano il dito.
A noi interessava il processo alla base della partecipazione civica e dell’attivazione, alcuni volevano forza lavoro in sostituzione e/o affiancamento di chi fa questo mestiere: in troppi casi una sottrazione della responsabilità pubblica. Ma ci abbiamo provato e a volte continuiamo a farlo.

L’abbiamo fatto con il progetto Bike Sharing Napoli, uno dei pochissimi tentativi concreti – a nostra memoria – di costruire le basi di un futuro diverso di mobilità attraverso qualcosa di credibile, ad hoc per la nostra città.
A noi interessava far capire che la bici è più di un’opzione per la passeggiata sul lungomare, anche a Napoli.
Un mezzo di trasporto alternativo e sostenibile.
Questo “capitolo” è ancora aperto per noi .

Il futuro non è scritto. CLEANAP, 2016

Nonostante varie esperienze di immaginazione/proposte/attuazione non sempre valorizzate quanto ci saremmo aspettati, abbiamo ancora ( e sempre) bisogno di provare a dare il nostro contributo, soprattutto in un momento unico come quello in cui stiamo vivendo.

Qualche giorno fa, abbiamo scritto alla Regione che raccoglieva spunti in crowdsourcing.
Queste sono state le cose che ci sono balzate immediatamente all’attenzione, ci sono tanti punti (anche più) importanti che non ci sentiamo di toccare non essendo esperti, né tecnici.
Per ciò che ci compete, la base di partenza è la nostra (piccola) esperienza civica:


1) Presidio permanente di reti del volontariato e patti di cittadinanza
In questi mesi abbiamo assistito ad un proliferarsi di azioni, reti di volontariato e di solidarietà, la nostra proposta è di fare in modo che queste resti vengano facilitate e coordinate a livello amministrativo (regionale e comunale) per mirare all’efficienza.
Qui il nostro post sul tema.
Abbiamo un patrimonio sociale immenso e crediamo possa essere utile, nonché chiaro segnale di collaborazione, la realizzazione di un patto sociale, in cui le amministrazioni riconoscono e legittimano le reti in questione come interlocutrici per politiche sociali e dal basso.
Patti di cittadinanza però, non de-responsabilizzazione pubblica.
La nostra proposta si dota di una componente di innovazione sociale, un hub digitale in cui sarà possibile trovare i gruppi del terzo settore e affini e “matchare” con le richieste delle comunità bisognose.

2) Un nuovo modello per ambiente e innovazione territoriale
Niente sarà più come prima: lo speriamo.
Un nuovo modello di società e di sviluppo: che metta al centro il benessere delle persone e l’ambiente. Meno auto, più vita di quartiere: lo dicono anche a Madrid.

Una nuova mobilità verde: favorire e facilitare l’utilizzo di mezzi individuali, ma leggeri, muscolari o elettrici attraverso incentivi e campagne comunicazione mirate (usare, magari i buoni di mobilità previsti dal decreto Clima di dicembre 2019?).
Per fare ciò è indispensabile rivedere i piani del traffico cittadini: più persone in bici e percorsi ciclabili nuovi.
Abbiamo, in questa fase, sottoscritto e firmato l’appello dei colleghi di Push, “Per dare un futuro al trasporto pubblico serve coraggio” e siamo a disposizione per lavorare sui temi e servizi innovativi delle politiche urbane.
Tra parentesi, secondo vari studi  e articoli, c’è una correlazione tra l’esposizione a PM e probabilità che il sistema respiratorio sia predisposto ad una malattia più grave, per cui la mobilità verde è una scelta ideale, sia per questo motivo sia per  il rispetto delle distanze di sicurezza.

Verde pubblico: incentivare i Comuni per una gestione del verde urbano e una pianificazione sostenibile, per una nuova strada di equilibrio tra uomo e natura, anche in aree fortemente urbanizzate. Orti urbani di quartiere o scolastici, giardini verticali (o orizzontali, ma sui terrazzi).
Li sentite gli uccellini la mattina? Vi piace svegliarvi in questo modo o avete nostalgia dei clascon e del traffico?
Anche qui, you may say I’m a dreamer, but I’m not the only one.

Smart working:
Premiare con vantaggi fiscali le aziende e i lavoratori che decideranno di puntare su soluzioni innovative di smart working opzionale, se compatibile con l’entità del lavoro: in una situazione ideale, molte persone potrebbero tornare nella nostra regione e al Sud, pagando le tasse e investendo sui territori; una sorta di “ritorno di cervelli” a livello regionale.

Digital Divide:
In un periodo di distanziamento sociale necessario, l’unica possibilità per molti è restare connessi e ri-connettersi con gli spazi sociali.
Ma non tutti hanno questo privilegio. Esiste un divario digitale tra chi ha accesso a questi strumenti e chi no. In primis, i bambini.
Se la scuola diventa tele-lezioni, tutti devono avere degli strumenti (computer, tablet), perché l’istruzione è un diritto.
In secondo luogo gli anziani: non tutti hanno un livello di alfabetizzazione digitale idoneo a fare spese online o delivery, scaricare e usare app, sentirsi via Zoom con parenti e amici.
Usare i servizi pubblici di telecomunicazioni ( mamma rai!) anche per istruire su questi temi, non sarebbe impensabile, non trovate?

Questi sono dei primi spunti di discussione su cui abbiamo le idee più chiare e su cui vorremmo provare a costruire un futuro migliore.
Speriamo che gli interlocutori politici e amministrativi prendano atto del potenziale civico e sociale e che si lavori sempre più (e meglio) insieme in una direzione comune. Noi ci siamo.


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